SIAMO COME GLI ALBERI – Verso una relazione armoniosa con noi stessi

Dott.ssa Giovanna Berengo

SIAMO COME GLI ALBERI – Verso una relazione armoniosa con noi stessi

Durante la mia formazione professionale uno dei miei professori, il Prof. Cheli, utilizzò una volta una metafora molto potente per descrivere la complessità dell’uomo:

l’uomo è come l’ albero, ogni anno della sua vita è dato da un anello, man mano che cresce e si sviluppa se ne aggiungono altri, uno per ogni anno della sua vita. Dunque una quercia secolare di 200 anni avrà all’interno del suo tronco 200 anelli. L’anello più interno, il nucleo, é il suo primo anno di vita e l’ultimo é il suo attuale anno di vita. Noi siamo alberi. (1)

Qualunque età abbiamo, dentro di noi ci sono tutti gli anni della nostra vita, non siamo mai cavi, dentro di noi ci sarà sempre il bambino di un anno, di due, di otto, dieci…che siamo stati. E poi l’adolescente e così via fino all’età attuale. Si potrebbe dire che subito dietro la corteccia c’è la nostra parte adulta che racchiude il nostro bambino interiore.

I primi anelli sono la nostra parte bambina, la nostra parte più vulnerabile, di cui prenderci cura con l’aiuto degli ultimi anelli, la parte più adulta.

L’approccio sistemico-relazionale guarda alle relazioni famigliari, ad esempio quelle tra genitori e figli o quelle tra i coniugi o tra i fratelli. Spesso queste relazioni sono in disordine, vengono dette disfunzionali, quando producono malessere e sofferenza. L’approccio sistemico si occupa dunque della sofferenza, spesso manifestata da un solo componente della famiglia, che però viene vista e curata nel suo contesto relazionale più ampio, cioè quello famigliare. Si osserveranno allora le relazioni più che gli individui. E si lavora sul contesto a cui gli individui appartengono più che sugli individui stessi.

Trovo estremamente interessante vedere le dinamiche famigliari svolgersi non solo all’esterno dell’individuo ma anche dentro l’individuo stesso. Tutti noi abbiamo oltre che una famiglia esterna anche una famiglia interna. Tutti noi abbiamo un genitore interno e un bambino interno. Ed ecco perchè ritengo così utile la metafora iniziale dell’albero.

La relazione fra i miei anelli spesso é disturbata e fonte di grande sofferenza.

Ad esempio io potrei avere un genitore interno molto severo e giudicante (solitamente più severo e giudicante di quello esterno che ho realmente avuto) che squalifica sistematicamente tutto ciò che il mio bambino interno fa. Ad esempio nello sbagliare qualcosa comincio a dirmi, “che stupida…siamo alle solite…” . Oppure nell’approcciare qualcosa comincerò a dirmi “non ci riuscirai mai….non sei capace…”ecc. Di fatto, senza accorgermene, sto mettendo in atto una relazione disfunzionale tra me e me, tra il mio genitore interno che squalifica, insulta e critica e il mio bambino interno che cerca di fare e magari non é riuscito a fare bene, oppure si ritira sfiduciato dal tentare. Occorre dire poi che il mio bambino tanto più é scoraggiato tanto più incappa in errori o in rinunce che a loro volta inducono il genitore alla severità e alla squalifica, in un circolo ricorsivo molto doloroso e disfunzionale.

Crescendo, interiorizziamo i nostri genitori e gran parte dei conflitti esistenziali si svolgono per lo più all’interno di noi stessi, non più o non solo all’esterno.

Diviene dunque di grande importanza volgere lo sguardo sistemico anche all’interno dell’individuo, vedere che tipo di relazioni ci sono tra le nostre parti e là dove c’è un disordine che produce sofferenza, cercare di bonificarlo. Ad esempio sono capace di sostenermi, supportarmi quando ho un problema? O mi accanisco contro me stesso? Sono capace di starmi accanto nella mia vulnerabilità o mi abbandono? Sono capace di salvagurdarmi da un pericolo o mi dimentico di prendermi cura di me? E così via.

Quando diciamo “io” tendiamo a pensare a un tutt’uno mentre siamo fatti di moltissime parti.

Ispirandoci al modello sistemico potremmo vedere le nostre parti adulte, genitoriali, e le nostre parti bambine.

Ispirandoci al modello della Psicologia dei Sè potremo riconoscere le nostre parti con cui siamo identificati, detti Sè primari, e quelle respinte dal livello di coscienza, detti Sè rinnegati.

In ogni caso siamo entità complesse e quando diciamo “Io” pensando ad una unità perdiamo di vista che siamo invece una molteplicità, e il nostro benessere o malessere molto spesso é dato dalla relazione serena o meno fra le nostre parti, fra i nostri anelli.

Cercare dunque di armonizzare le nostre relazioni interne, cercare un dialogo interno costruttivo é senz’altro una strada molto efficace per la ricerca di un buon equilibrio e benessere psicologico.

Scopo di una psicoterapia è dunque aiutare le persone a realizzare questa armonia.

(1) C’è anche un interessante test grafico, il test dell’albero di Karl Koch, che si basa proprio sulla similitudine tra l’albero e noi. Il modo in cui disegniamo l’albero é il modo in cui noi vediamo noi stessi.

Dott.ssa Giovanna Berengo

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